Brahimi Moscow Syria

Synnek1 era il Direttore di youtube, ma, come il suo cervello fu danneggiato, lui disse che beveva sangue di porco, su https://www.youtube.com/user/youtube/discussion pubblicamente! è evidente il suo sacerdote Kerry 322 LaVey, lo costrinse a bere sangue di porco, perché, credeva che, lui Synnek1, fosse diventato troppo buono ed umano! Ma, io danneggio tutti coloro, che non sono buoni ed umani! e poiché, Synnek1 Direttore di youtube fu costretto da Bush a diventare crudele: e fu costretto da loro a bere sangue umano, di vittime umane immolate sull'altare di satana, poi, il suo cervello di Synnek1, veramente, fu danneggiato e quindi il suo licenziamento da Direttore di youtube divenne inevitabile! quindi lui è diventato 187AudioHostem

 [18/09/2013 ] [[ ARABIA SAUDITA ha dichiarato guerra, anche, a:  EGITTO, tu devi pagare la pagare la jizya, o, devi morire! ]] Coprifuoco a Delga, la città islamista dove i cristiani non possono vivere. L'esercito è entrato questa mattina in alcuni quartieri della città solo grazie alla copertura aerea. Dal 14 agosto Fratelli Musulmani e salafiti sono i padroni del luogo. I miliziani sono armati ed esercito e polizia hanno atteso prima di fare irruzione. Dei 20mila cristiani residenti nella città, la metà è fuggita: chiese e abitazioni sono state incendiate o demolite. Chi è rimasto deve pagare la jizya, l'antica imposta per "i non fedeli" risalente al periodo ottomano.  Delga (AsiaNews/ Agenzie) - Una piccola guerra civile si combatte da ieri a Delga, la città dell'Alto Egitto da quasi un mese nelle mani degli islamisti. Secondo fonti locali, militari e polizia hanno preso questa mattina il controllo di parte della città, difesa da miliziani estremisti armati, solo grazie all'intervento dell'aviazione.


 [[ ARABIA SAUDITA ha dichiarato guerra, anche, a:  EGITTO, tu devi pagare la pagare la jizya, o, devi morire! ]]  Dal Cairo sono giunti ordini precisi: arrestare i responsabili delle violenze e porre Delga sotto il controllo dello Stato. L'azione dei militari è iniziata dopo le continue denunce di casi di persecuzione religiosa contro i cristiani condotte dai Fratelli Musulmani. Per settimane esercito e polizia hanno evitato di intervenire a causa delle poche forze a disposizione e per evitare morti e feriti. A tutt'oggi, la piccola città, nella quale vivono circa 20mila cristiani, è interdetta a persone provenienti dall'esterno. Lo scorso 14 agosto gli islamisti hanno approfittato del caos iniziato con lo sgombero dei sit-in pro-Morsi al Cairo per occupare Delga e imporre la sharia a tutta la popolazione. I Fratelli Musulmani hanno incendiato almeno 62 abitazioni e costretto metà della popolazione a fuggire fuori dal governatorato di Minya.

 [[ ARABIA SAUDITA ha dichiarato guerra, anche, a:  EGITTO, tu devi pagare la pagare la jizya, o, devi morire! ]]  Molte delle persone rimaste vivono in strada ospitate da altre famiglie cristiane e musulmane.  Gli abitanti copti sottolineano che alcuni leader islamici hanno cercato di patteggiare con gli islamisti per fermare la distruzione della case. Youssef Alfi,  un residente del villaggio, afferma che gli estremisti costringono i cristiani a pagare la "jizya", l'antica tassa religiosa riservata alle minoranze poter sopravvivere in territorio islamico. Il pagamento va da un minimo di 200 sterline egiziane (circa 30 euro) a un massimo di 500 ( 60 euro) per abitazione, una cifra considerevole se si considera che uno stipendio medio egiziano si aggira intorno  100 euro mensili. A chi non versa i soldi viene incendiata e distrutta la casa.  Alfi sottolinea che coloro che sono fuggiti dal villaggio hanno dovuto pagare la loro parte di tassa per timore di tornare e trovare le proprietà bruciate.

 [[ ARABIA SAUDITA ha dichiarato guerra, anche, a:  EGITTO, tu devi pagare la pagare la jizya, o, devi morire! ]] Una donna racconta che il 14 agosto "migliaia di estremisti hanno attaccato le case. Essi hanno prima rubato tutti i nostri averi e poi incendiato gli edifici". "Ora - continua - alcuni di noi hanno trovato rifugio in abitazioni di altri cristiani o di musulmani generosi, perché non possiamo tornare". Gli islamisti si sono accaniti soprattutto contro chiese e monasteri. Come molti villaggi e cittadine dell'Alto Egitto, anche Delga ha una popolazione mista. Edifici cristiani e musulmani sono spesso collocati uno a fianco all'altro. Fonti locali affermano che i Fratelli Musulmani hanno distrutto tutte e tre i complessi cristiani presenti nel villaggio: la chiesa della Vergine Maria, antica cappella copta-ortodossa risalente al IV secolo; la chiesa di S. Giorgio; e il monastero di Anba Abraam, già assaltato nel 1993. La prima è ormai un cumulo di macerie.

 [[ ARABIA SAUDITA ha dichiarato guerra, anche, a:  EGITTO, tu devi pagare la pagare la jizya, o, devi morire! ]]  I suoi arredi antichi, la cupola e gli altari sono stati distrutti. Salafiti e Fratelli Musulmani hanno perfino rubato le lastre di marmo.  P. Abraam Tanas, sacerdote della chiesa della Vergine Maria e residente nel monastero spiega che "nulla è stato risparmiato". L'attacco è partito dalla vicina moschea di Ebad el-Rahmen situata a meno di centro metri dal monastero copto. Essi hanno fatto irruzione nell'edificio e dopo aver bruciato e distrutto oggetti, rubato le opere d'arte e profanato antiche reliquie gli islamisti hanno riempito i muri neri di fuliggine con scritte inneggianti all'islam: "non c'è altro dio al di fuori Allah, l'Egitto è islamico". Sul muro principale del monastero di Anba Abraam campeggia la scritta "moschea dei martiri di Delga".


 [[ ARABIA SAUDITA ha dichiarato guerra, anche, a:  EGITTO, tu devi pagare la pagare la jizya, o, devi morire! ]] EGYPT
Curfew in Delga, a Islamist-held town where Christians cannot live. This morning, the army entered some of the town's districts only thanks to air cover. The Muslim Brotherhood and Salafists had taken it over on 14 August. Because Islamists are heavily armed, the army and police waited for reinforcements before moving in. half of the town's 20,000 Christians have fled after churches and homes were torched or demolished. Those left have to pay jizya, a tax for unbelievers last levied under Ottoman rule. Delga (AsiaNews/Agencies) - A small-scale civil war broke out yesterday in Delga, a town in Upper Egypt following its takeover by Islamists over a month ago. According to local sources, the Egyptian military and police retook the town this morning from armed extremist militia, only thanks to the intervention of the air force.

 [[ ARABIA SAUDITA ha dichiarato guerra, anche, a:  EGITTO, tu devi pagare la pagare la jizya, o, devi morire! ]]  From Cairo, the orders are clear. Those responsible for the violence must be arrested and Delga must be back under state control. The military moved in following continuous allegations of religious persecution against Christians by the Muslim Brotherhood. For weeks, the army and police declined to intervene for lack of manpower and to avoid casualties. Some 20,000 Christians lived in the city, which remains off-limits to outsiders. On 14 August, Islamists took advantage of the chaos that began when the authorities began clearing pro-Morsi camps in Cairo to occupy Delga and impose Sharia law on the entire population. After their takeover, members of the Muslim Brotherhood torched at least 62 homes and forced half of the Christian population to flee Minya Governorate.

 [[ ARABIA SAUDITA ha dichiarato guerra, anche, a:  EGITTO, tu devi pagare la pagare la jizya, o, devi morire! ]]  Many of the homeless who stayed found shelter with other Christian and Muslim families. Coptic residents said that some Islamic leaders tried to negotiate with the Islamists to stop the destruction of homes. Youssef Alfi, a resident, said that extremists started to force Christians to pay the "jizya", the ancient poll tax tolerated non-Muslim minorities have to pay if they want to survive in Islamic territory. The "tax" ranged from a minimum of 200 Egyptian pounds (US$ 30) to 500 pounds (US$ 70) per household, a considerable sum considering that an average Egyptian salary is around US$ 135 per month. Anyone who did not pay had his house set on fire and destroyed. Even those who fled town had to pay for fear that when they came back they would find their property burnt.

 [[ ARABIA SAUDITA ha dichiarato guerra, anche, a:  EGITTO, tu devi pagare la pagare la jizya, o, devi morire! ]] On 14 August, "Thousands of Islamists were attacking all the houses and we rushed to escape from the houses, leaving everything," a woman said. "Everything we possess was looted and some parts of our houses were torched. "We now live at homes of Christians and some just Muslims hosted others, because we cannot return to our homes," a man added. Islamists especially vented their rage on churches and monasteries. Like many other villages and towns of Upper Egypt, Delga has a mixed population. Christians and Muslims live and work in buildings next to each other. Local sources said that the Muslim Brotherhood destroyed the town's three main Christian sites: the ancient Coptic Church of the Virgin Mary, a building that dates back to the 4th Century AD; St George's Church; and the Anba Abraam Monastery, which had already been attacked in 1993.

 [[ ARABIA SAUDITA ha dichiarato guerra, anche, a: EGITTO, tu devi pagare la pagare la jizya, o, devi morire! ]] The Coptic church is now a pile of rubble. Its ancient furniture, dome and altars were destroyed. Salafists and members of the Muslim Brotherhood even stole its marble slabs. Nothing was spared, said Fr Abraam Tanas, the priest of the Church of the Virgin Mary and resident in the monastery. The attack came from the nearby Ebad el- Rahman mosque, which is located less than a hundred metres from the Coptic monastery. Attackers broke into the building. After burning and destroying objects, stealing works of art, and desecrating ancient relics, they wrote graffiti on church walls, like 'There is no god but Allah' and 'Egypt is Islamic'. On the monastery's main wall, extremists also wrote 'Delga Martyrs Mosque'.






09/18/2013 14:12
EGYPT
Curfew in Delga, a Islamist-held town where Christians cannot live
This morning, the army entered some of the town's districts only thanks to air cover. The Muslim Brotherhood and Salafists had taken it over on 14 August. Because Islamists are heavily armed, the army and police waited for reinforcements before moving in. half of the town's 20,000 Christians have fled after churches and homes were torched or demolished. Those left have to pay jizya, a tax for unbelievers last levied under Ottoman rule.


Delga (AsiaNews/Agencies) - A small-scale civil war broke out yesterday in Delga, a town in Upper Egypt following its takeover by Islamists over a month ago.

According to local sources, the Egyptian military and police retook the town this morning from armed extremist militia, only thanks to the intervention of the air force.

From Cairo, the orders are clear. Those responsible for the violence must be arrested and Delga must be back under state control.

The military moved in following continuous allegations of religious persecution against Christians by the Muslim Brotherhood. For weeks, the army and police declined to intervene for lack of manpower and to avoid casualties.

Some 20,000 Christians lived in the city, which remains off-limits to outsiders.

On 14 August, Islamists took advantage of the chaos that began when the authorities began clearing pro-Morsi camps in Cairo to occupy Delga and impose Sharia law on the entire population.

After their takeover, members of the Muslim Brotherhood torched at least 62 homes and forced half of the Christian population to flee Minya Governorate.

Many of the homeless who stayed found shelter with other Christian and Muslim families.

Coptic residents said that some Islamic leaders tried to negotiate with the Islamists to stop the destruction of homes.

Youssef Alfi, a resident, said that extremists started to force Christians to pay the "jizya", the ancient poll tax tolerated non-Muslim minorities have to pay if they want to survive in Islamic territory.

The "tax" ranged from a minimum of 200 Egyptian pounds (US$ 30) to 500 pounds (US$ 70) per household, a considerable sum considering that an average Egyptian salary is around US$ 135 per month.

Anyone who did not pay had his house set on fire and destroyed.

Even those who fled town had to pay for fear that when they came back they would find their property burnt.

On 14 August, "Thousands of Islamists were attacking all the houses and we rushed to escape from the houses, leaving everything," a woman said. "Everything we possess was looted and some parts of our houses were torched.

"We now live at homes of Christians and some just Muslims hosted others, because we cannot return to our homes," a man added.

Islamists especially vented their rage on churches and monasteries. Like many other villages and towns of Upper Egypt, Delga has a mixed population. Christians and Muslims live and work in buildings next to each other.

Local sources said that the Muslim Brotherhood destroyed the town's three main Christian sites: the ancient Coptic Church of the Virgin Mary, a building that dates back to the 4th Century AD; St George's Church; and the Anba Abraam Monastery, which had already been attacked in 1993.

The Coptic church is now a pile of rubble. Its ancient furniture, dome and altars were destroyed. Salafists and members of the Muslim Brotherhood even stole its marble slabs.

Nothing was spared, said Fr Abraam Tanas, the priest of the Church of the Virgin Mary and resident in the monastery.

The attack came from the nearby Ebad el- Rahman mosque, which is located less than a hundred metres from the Coptic monastery.

Attackers broke into the building. After burning and destroying objects, stealing works of art, and desecrating ancient relics, they wrote graffiti on church walls, like 'There is no god but Allah' and 'Egypt is Islamic'.

On the monastery's main wall, extremists also wrote 'Delga Martyrs Mosque'.




Brahimi in Moscow, beyond the words of circumstances the real globalist-lobby projects for Syria ~ Brahimi a Mosca, al di là delle parole di circostanza i veri progetti per la Siria della lobby globalista ~ (Eng-Ita +Video)


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Brahimi in Moscow, beyond the words of circumstances the real globalist-lobby projects for Syria

We submit you the agencies reports about the meetings in Moscow between Russian and the UN high diplomacy. In addition to reading some statements made by Sergei Lavrov, the ones we are most interested in are those from the UN envoy in Syria, Lakhdar Brahimi. Through some of his significant phrases, we can understand, beyond the words of circumstances, mandatory for a diplomat, which are in fact the real globalist-lobby projects for Syria: the same they have in mind, with different formulas, the Western powers and the petro-monarchies of the Gulf (…and the jihadists of Al Qaeda with them …).
Brahimi, in fact, is just one of their spokesman.
After reading the whole article, we would like to focus on a few key phrases:
1) “the process of building a new Syria”
2) “Syria, like all other countries in the region, needs concrete transformations, not just a surface reconstruction, not cosmetic reforms, but complete”
In these few but significant sentences are contained the directives for a radically change of the National structure of Syria, which is currently pan-Arab and a reference for the Resistance  against the Zionist expansionism, into something more malleable for the Western (pro-Israel) powers.
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SyrianFreePress.net Network editor)
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Quotes from the joint press conference Brahimi and Lavrov in Moscow.

Russian Foreign Minister Sergei Lavrov affirmed that Russia supported the efforts of UN Envoy to Syria Lakhdar Brahimi to resolve the Syrian crisis and launch political dialogue since the beginning, which is the same principle adopted in the Geneva agreement, voicing concern over the escalation of violence in Syria.
In a joint press conference with Brahimi on Monday, Lavrov said his talks with the UN Envoy seek to find new steps to end violence and bloodshed in Syria and launch dialogue, regretting that Brahimi’s efforts for a truce during Eid al-Adha holiday weren’t heeded.
Lavrov stressed that the sending observers or peacekeeping forces to Syria must be approved by Syrian government, and that such a decision can only be taken by the Security Council and after the Syrian government agrees to it.
He also affirmed the need for the international community to support dialogue between the Syrian government and the opposition, noting that there were sides that hindered the work of international observers in Syria and are currently hindering dialogue and efforts to achieve peace.
“Now we seek to carry out the Geneva agreement, and the first step is to halt violence by all sides which requires international supervision… we must work to move events in the right direction and speak in one voice, particularly foreign players,” he said, noting that Russia will request reinstating the international observer mission in Syria and sending a UN fact-finding mission, which can only be done if there’s a ceasefire.
Lavrov voiced hope that western and regional sides will realize that no results can be achieved without dialogue with the Syrian government, adding that his country doesn’t wish to accuse anyone of the violence taking place in Syria now.
He called on all foreign forces to assume their responsibilities, specifically regarding the sides they support in Syria, stressing that the urgent issue is committing all the Syrians who are fighting each other to a ceasefire and have them initiate dialogue.
Lavrov said that sides in Syria must be pressured to send balanced signals rather than have certain sides support specific sides to perpetuate violence, stressing the need to convince these sides to commit to a ceasefire and transition to political dialogue.
“We don’t know who broke the truce, but there are acts of provocation and responses we see every day,” he said.
Lavrov also expressed regret that the Geneva agreement, which was approved by all international players and parties, has not been documented at the UN Security Council.
He stressed that the efforts exerted in Geneva mustn’t go to waste, expressing appreciation of the efforts exerted by Ibrahimi to find a collective solution to the crisis in Syria.
For his part, Brahimi said that the bombings committed by some groups in residential areas are classified as acts of terrorism committed by groups he had no contact with, saying that such actions were condemned by the Security Council, UN Secretary-General and all foreign sides.
Brahimi said that the Syrian government announced its commitment to halting military operations within Eid al-Adha holiday and that a small number of “opposition forces” did likewise, which is why other sides are accused of violating the ceasefire.
“The result is that there was no ceasefire, and the Syria people didn’t  have a quiet holiday,” he said, stressing that all sides must cooperate to build a new Syria.
Brahimi denied that the UN is considering sending forces to Syria, noting that UN Secretary-General Ban Ki-moon made that clear a few days ago, stressing that there are no plans to send a peacekeeping mission to Syria and at the same time noted that the UN plans for any eventuality in the future.
He warned that the situation is Syria is bad and getting worse, and that the international community must work together to help Syrians and resolve the crisis.
“Syria is a very important country, and the Syrian people deserve our support…  we will continue working with all the parties inside and outside Syria to come to reducing the level of violence and later ending it and engaging in dialogue to build the new Syria,” Brahimi said, concluding by stressing that the desired change in Syria is true change within a process led  by the Syrians themselves with support from the international community.
“Syria, like all other countries in the region, needs concrete transformations. Not just a surface reconstruction, but a complete one”, concluded Lakdar Brahimi.
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ITALIANO

Brahimi a Mosca, al di là delle parole di circostanza i veri progetti per la Siria della lobby globalista

Vi sottoponiamo i rapporti delle agenzie  stampa circa gli incontri a Mosca tra l’alta diplomazia russa e quella delle Nazioni Unite. Oltre alla lettura di alcune dichiarazioni fatte da Sergei Lavrov, quelle che a noi più interessano sono quelle dell’inviato delle Nazioni Unite in Siria, Lakhdar Brahimi. Attraverso alcune sue frasi significative, noi possiamo capire, al di là delle parole di circostanza, d’obbligo per un diplomatico, quali siano in realtà i progetti della lobby mondialista per la Siria: gli stessi che hanno in mente, con diverse formule, le potenze occidentali e le petrol-monarchie del Golfo (ed i jihadisti di Al Qaeda con loro…).
Brahimi, in realtà, è solo un loro portavoce.
Dopo aver letto tutto l’articolo, noi vorremmo porre l’attenzione su un paio di frasi chiave:
1) “processo di costruzione di una nuova Siria”
2) “la Siria, come tutti gli altri paesi di questa regione, ha bisogno di trasformazioni concrete. Non basta una ricostruzione superficiale, con riforme cosmetiche, ma completa”.

In queste poche ma significative frasi sono contenute le direttive per cambiare radicalmente la struttura nazionale della Siria, che è attualmente pan-araba e referente della Resistenza all’espansionismo sionista, in qualcosa di più malleabile per i poteri forti occidentali, pro-israeliani.
(Redazione SyrianFreePress.net Network)
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Dichiarazioni dalla conferenza stampa congiunta di Brahimi e Lavrov, a Mosca.

MOSCA – Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha affermato che la Russia ha sostenuto fin dall’inizio gli sforzi dell’inviato delle Nazioni Unite in Siria, Lakhdar Brahimi, per risolvere la crisi siriana ed avviare il dialogo politico, cioé lo stesso principio adottato dalla convenzione di Ginevra, esprimendo preoccupazione per l’escalation di violenza in Siria.
Lunedí, in una conferenza stampa congiunta con Brahimi, Lavrov ha detto che i suoi colloqui con l’inviato delle Nazioni Unite hanno fatto nuovi passi per porre fine alla violenza e allo spargimento di sangue in Siria e per rilanciare il dialogo, deplorando il fatto che gli sforzi di Brahimi per una tregua durante la festa di Eid al-Adha non siano stati ascoltati.
Lavrov ha sottolineato come solo il Consiglio di Sicurezza dell’ONU possa inviare nel paese una missione di pace, ed esclusivamente se concordato con il governo siriano. Questa necessità potrebbe presentarsi se verrà adottata la Dichiarazione di Ginevra.
Egli ha anche affermato la necessità che la comunità internazionale sostenga il dialogo tra il governo siriano e l’opposizione, rilevando che vi sono fazioni che hanno sempre ostacolato il lavoro degli osservatori internazionali in Siria e che tutt’ora ostacolano il dialogo e gli sforzi per raggiungere la pace.
La prima mossa che bisogna fare è proprio interrompere l’uso della violenza da entrambe le parti, e questo chiaramente necessita di un monitoraggio internazionale. Noi interverremo affinchè torni in Siria una missione di osservatori dell’ONU, composta da un numero decisamente maggiore di membri.
“Ora cerchiamo d’attuare l’accordo di Ginevra, ed il primo passo da fare è quello di porre fine alle violenze, da parte di ogni fazione, richiedendo la supervisione internazionale … dobbiamo lavorare per porre gli eventi nella giusta direzione e parlare con una sola voce, in particolare gli interlocutori stranieri”, evidenziando il fatto che la Russia chiederà il ripristino della missione internazionale di osservatori in Siria . “Noi interverremo affinchè torni in Siria una missione di osservatori dell’ONU, composta da un numero decisamente maggiore di membri” ha affermato Lavrov.
Lavrov ha espresso la speranza che le parti occidentali e regionali, si rendano conto che nessun risultato può essere raggiunto senza un dialogo con il governo siriano, aggiungendo che il suo paese non intende accusare nessuno delle violenze in corso in Siria adesso.
Egli ha invitato tutte le forze straniere ad assumersi ognuna le proprie responsabilità, in particolare per quanto riguarda coloro che supportano il terrorismo in Siria. Bisogna ancora raggiungere la fase che porti verso il dialogo politico in Siria, e  la Russia è l’unico dei partecipanti alle discussioni di Ginevra a mantenere contatti con tutte le parti del conflitto. Lavrov è dell’opinione che senza dialogo con il governo sia molto difficile ottenere qualcosa. Ciononostante alcuni vicini della Siria e alcuni stati occidentali si rifiutano di parlare con le autorità.
“Non sappiamo chi abbia rotto la tregua, ma ci sono atti di provocazione e reazioni che vediamo ogni giorno”.
Lavrov ha anche espresso rammarico che l’accordo di Ginevra, il quale è stato approvato da tutti gli attori e le parti internazionali, non è stato documentato al Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Egli ha sottolineato che gli sforzi esercitati a Ginevra non devono andare sprecati, esprimendo apprezzamento per gli sforzi esercitati da Brahimi per trovare una soluzione collettiva alla crisi in Siria.
Da parte sua, Brahimi ha detto che gli attentati commessi da alcuni gruppi in zone residenziali sono classificati come atti di terrorismo commessi dai gruppi con cui non ho avuto nessun contatto, dicendo che tali azioni sono state condannate dal Consiglio di Sicurezza, dal Segretario Generale e da tutti gli interlocutori stranieri.
Brahimi ha detto che il governo siriano ha annunciato il suo impegno a fermare le operazioni militari nel periodo di Eid al-Adha e che una piccola parte delle “forze di opposizione” ha fatto lo stesso, ma altre fazioni sono state accusate di aver violato il cessate il fuoco.
“Il risultato è che non c’é stato nessun cessate il fuoco, ed il popolo della Siria non ha mai avuto una vacanza tranquilla”, sottolineando che tutte le parti devono cooperare per costruire una nuova Siria.
Brahimi ha negato che l’Onu stia discutendo l’invio di forze in Siria, sottolineando che il Segretario generale dell’ONU, Ban Ki-Mmoon, l’ha messo in chiaro un paio di giorni fa, evidenziando che non ci sono al momento piani per inviare una missione di mantenimento della pace in Siria, ma allo stesso tempo ha aggiunto che l’ONU é pronta ad affrontare ogni evenienza per il futuro.
Lakhdar Brahimi ha affermato che lo scopo principale (della sua missione) è infondere la spinta necessaria affinche le parti in lotta inizino ad accordarsi autonomamente tra loro. Egli ha sottolineato che la crisi siriana è estremamente pericolosa e che la situazione sta peggiorando. La comunitá internazionale, ha aggiunto Brahimi, deve lavorare coesa, per aiutare il popolo siriano e per risolvere la crisi.
“Il popolo siriano merita il nostro sostegno. Noi continuiamo con i nostri sforzi, e saremo pronti a collaborare con tutti, sia con le componenti interne che con quelle esterne. Il nostro obiettivo è porre fine alle violenze e dare avvio al processo di costruzione di una nuova Siria. La Siria, come tutti gli altri paesi di questa regione, ha bisogno di trasformazioni concrete. Non basta una ricostruzione superficiale, ma completa”, ha concluso Lakdar Brahimi.
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Translated and commented by SyrianFreePress.net Network – 30/10/2012




Losses Inflicted Upon Mercenaries in Idleb, Leaders of Terrorist Groups Killed ~ Gravi perdite inflitte ai mercenari in Idleb e altre aree, capi terroristi uccisi ~ (Eng-Ita +3Video)


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News Bulletin in English

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Nouvelles en Française

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Losses Inflicted Upon Terrorists in Idleb, Leader of Terrorist Group Killed

A unit of our armed forces on Sunday evening clashed with terrorists were perpetrating looting and sabotaging acts in Maaret al-Nu’man, in Idleb and seized a quantity of weapons were in their possession.
SANA reporter quoted a source at the province as saying that the clash resulted in wounding and killing a number of terrorists including a leader of one of the terrorist groups nicknamed Sheikh Ahmed.
Armed Forces Inflict Heavy Losses upon Terrorists in Deir Ezzor
Units of the armed forces on Monday continued cleaning Deir Ezzor from the armed terrorist groups.
An official source in the province told SANA reporter that a unit of the armed forces clashed with two armed terrorist groups in al-Jibaileh and al-Muwazafin neighborhoods in the city killing and injuring a number of terrorists.
Terrorists Abdul-Karim Mohammad Yassin and Rakan al-Zaghir were identified among the dead in the two neighborhoods, the source added.
In al-Mayadin, a unit of the armed forces carried out a qualitative operation. The operation resulted in inflecting heavy losses upon terrorists.
In Aleppo, units of our armed forces thwarted attempts of terrorist groups to enter Aleppo from Kafar Hamra and Al Lirmon. Members of the groups were killed and wounded.
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This is the way of dialogue with the armed terrorist gangs
and the enemies of Syria


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ITALIANO

CONTINUANO E SUCCESSI DELLE FORZE ARMATE SIRIANE OVUNQUE ~ MERCENARI ELIMINATI, FERITI, ARRESTATI

Pesanti perdite inflitte ai terroristi in Idleb, leader del gruppo terrorista ucciso
Unità delle nostre forze armate domenica sera si sono scontrate con terroristi che stavano perpetrando saccheggi e atti di sabotaggio in Maaret al-Nu’man, in Idleb, sequestrando una gran quantità di armi in loro possesso.
Lo scontro ha provocato il ferimento e l’uccisione di un notevole numero di terroristi, tra cui il leader di uno di questi gruppi terroristici, soprannominato Sheikh Ahmed.
Le Forze Armate siriane hanno inflitto pesanti perdite ai terroristi in Deir Ezzor
Unità delle forze armate siriane hanno continuato lunedì la bonifica di gruppi terroristici infiltrati in Deir Ezzor.
Una unità delle forze armate siriane si è scontrata con due gruppi armati terroristici nei quartieri di al-Jibaileh e al-Muwazafin uccidendo e ferendo negli scontri a fuoco molti terroristi.
I terroristi/mercenari Abdul-Karim Mohammad Yassin e Rakan al-Zaghir sono stati individuati e riconosciuti tra i criminali armati trovati morti nei due quartieri.
In al-Mayadin, un’unità delle forze armate ha effettuato un’operazione d’alta professionalità militare, provocando gravi perdite tra le fila dei terroristi.
In Aleppo invece, le unità delle nostre forze armate siriane hanno sventato i tentativi dei gruppi terroristici di entrare in Aleppo attraverso i quartieri periferici di Kafar Hamra e Al Lirmon.
I membri dei gruppi terroristici sono stati affrontati in scontri a fuoco dalle forze regolari dell’esercito siriano: molti i terroristi morti e feriti, tutti gli altri disarmati e arrestati.
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Syrian Arab Agencies – 5/11/2012
SyrianFreePress.net Network translated & reloaded at
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